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Corriere della Sera

La Tecnologia deve essere Calda

di Matteo Persivale, gennaio 12, 2021

Come si sente adesso che ha appena lasciato la carica di amministratore delegato (come aveva annunciato a marzo 2020: ora resta presidente nel periodo della transizione «ma non all'infinito») di Yoox Net-A-Porter Group?

 

Come si sente adesso Federico Marchetti, cinquantenne, fondatore di Yoox e poi di Ynap, multinazionale dell'e-commerce della moda, primo e finora unico italiano a inventare un «unicorno» del settore tech, cioè una startup passata da o a i miliardo di dollari?

 

«Mi vergogno un po'», ride dietro la mascherina. Perché l'ex ragazzo di Ravenna arrivato a Milano, alla Bocconi, «senza conoscere nessuno e senza una lira», figlio di un magazziniere e di un'impiegata «che se avesse potuto studiare sarebbe diventata amministratore delegato della Fiat», ammette che «il piano era pronto, nei dettagli, dal primo giorno».

 

Ora che l'amministratore delegato di Ynap è il francese Geoffroy Lefebvre, ex ad di Baume & Mercier, ora che comincia la sua seconda vita a cinquant'anni, Marchetti racconta la storia del suo unicorno, che lui chiama semplicemente «mio figlio».

 

«Avevo tutto in testa dal 1999, quando andavo a cercare finanziatori per la mia startup sfogliando le Pagine Gialle. Tutto ingegnerizzato. La fusion con Net-a-Porter nel 2015? Un'operazione difensiva. Il business sarebbe diventatopiù competitivo, sarebbero arrivati Ali Baba e Amazon, e noi dovevamo essere pronti.

 

Bezos, il mio amico Jeff, The King, il Re, l'ho incontrato nel 2009 per la prima volta: parlandogli capii che Amazon culturalmente avrebbe fatto molta fatica a vendere il lusso. Il lusso è lentezza, pazienza. Diversità, attenzione ai dettagli. Se come Jeff vuoi dare miglior prezzo, punto e basta, quella non è la proposition del lusso. E' agli antipodi. Ma sarei stupido se pensassi che non ce la può fare. Non so quando però. Io nel lusso ero solo il traghettatore. Ho cercato di fare `tecnologia calda'. La Ferrari è tecnologia calda. Emoziona».

 

Marchetti deve la nascita di Yoox a Elserino Piol, padre nobile del venture capital in Italia, con 3 miliardi di lire. «Ricordo i primi meeting con Ups Italia per le consegne, creammo tutto da zero. Gli incontri con gli stilisti che mi guardavano perplessi. Andai a Solomeo da Brunello Cucinelli, che ora è un mio caro amico: mi fece vedere un grande tavolo vuoto e mi disse, questo sono io, sulla tecnologia trovi con me tabula rasa. A Brunello e a tanti altri dico grazie: hanno ascoltato un piano che allora era strano».

 

La voglia di rompere le regole è rimasta: «Le regole di oggi, domani non saranno più valide». Il New York Times l'ha definito «l'uomo che ha portato la moda su internet» («Mi fa strano, ma è la verità») e il New Yorker «the geek of chic», il secchione dello chic, definizione che gli piace ma Marchetti sottolinea che «sono più tradizionalista di quello che pensa la gente: sono uno che scrive lettere a mano, bigliettini».

 

C'è un amico di penna ancora più speciale degli altri, il principe Carlo d'Inghilterra col quale ha collaborato (ha debuttato nella moda e ha lanciato una collezione sostenibile realizzata con Ynap) e del quale resta amico, «un uomo speciale, un visionario, dall'ambiente al multiculturalismo: fece una campagna contro le plastiche inquinanti nel 1969, anno della mia nascita. Lo ammiro moltissimo, continueremo a collaborare anche dopo Yoox». Ma scrivere a mano serve anche sul lavoro: «Ho scritto lettere a tante persone, con proposte di lavoro. Bisogna parlare tante lingue, non solo quella del tech».

 

Con Steve Jobs comunicava via mail: «Ho conservato le nostre mail in un folder che mi è molto caro. Mi manca. Pensò` di poter rivelare che il nome della sua casella era iCeo, Steve era digitale fin dal nome utente. Ho capito grazie a lui che il futuro era il telefono, non il desktop. Il futuro-futuro l'ha indicato Elon Musk, con Neuralink. Non so quando né come ma il telefono sparirà e sarà tutto integrato». E il grande rivale di Jobs, Bill Gates? «Sono rimasto molto colpito dalla sua cultura umanistica, ti parla di Leonardo e Fellini con assoluta gioia. E' un uomo di curiosità infinita». Evita di fare nomi per educazione ma nei ceo della giovane generazione tecnologica americana non trova lo stesso spessore («Uno, famosissimo, pensava che Fellini avesse diretto La vita è bella»).

 

Dei tanti numeri i che ha conosciuto, ce n'è uno che ha un posto speciale: Giorgio Armani. «Mette insieme emisfero destro e sinistro del cervello come nessun altro: creatività e business. E' sempre più avanti di tutti. E' indipendente, sempre. Rompe le regole, fuori dal coro e dal tempo. Anche in questa pandemia, il primo a cancellare la sfilata il 22 febbraio 2020 è stato lui».

 

Da qualche mese Marchetti è nel board di Armani, per la prima volta una persona esterna alla famiglia è entrata nel cda. Marchetti continuerà, anche dopo Ynap, nel suo ruolo da Armani. «Credo di poter aiutare, almeno lo spero. Sicuramente nel campo del digital.

 

Più avanti? Abbiamo tempo per pensarci».

Pubblicato su Corriere della Sera

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