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Vogue

Moda sostenibile, valori e futuro: intervista a Federico Marchetti

di Vittoria Filippi Gabardi

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Foto di Olaf Blecker

C'è qualcosa che accomuna i visionari, i pazzi, gli illuminati, i profeti. Vogliono cambiare il mondo, vanno controcorrente, guardano più in alto, e più lontano degli altri. Federico Marchetti, senza ombra di retorica, è uno di questi.

Qual è una realistica proiezione del rapporto moda-sostenibilità tra 5 anni?

Una premessa doverosa: il vostro numero parla di valori, e di fiducia. Due concetti importanti, che vanno inseriti in un contesto nuovo. Il mondo è cambiato e dobbiamo smetterla di voler tornare a come eravamo prima, per due motivi: primo perché non era un mondo perfetto. Negli ultimi vent’anni abbiamo inquinato il Pianeta come negli ultimi 100 e l’etica è stata messa un po’ da parte. Secondo, perché tornare a prima è impossibile. Il virus condizionerà la nostra quotidianità ancora per molto. Usiamo questo tempo per rivoluzionare i nostri comportamenti, il nostro modo di lavorare, di spostarci, di divertirci, di vestirci. Cambiamo le città, i negozi e ripensiamo agli oggetti che davvero vogliamo possedere. Fidiamoci della scienza, dei dati, inventiamo un futuro diverso più rispettoso della Natura, dell’uomo e della donna. Nella moda c’è voglia di cambiare. Il più sta nel capire come. È vero che le ricerche su moda sostenibile sono aumentate del 250%, il 57% dei consumatori vuole comprare moda sostenibile, ma quando si trovano a dover decidere la loro scelta non è ancora chiarissima. A parte la Gen Z, che però non ha lo spending power per il lusso. La chiave di volta è la longevità del prodotto. Comprare meno ma meglio. Più etica oltre che estetica e maggiore trasparenza.

È stato il Principe Carlo a volerla a capo della Fashion Task Force di Sustainable Markets Initiative e lei - a sua volta - ricorda sempre l'impegno del Principe nei confronti dell’ambiente. Ci racconta questo vostro rapporto di fiducia?

Ho conosciuto il Principe Carlo 4 anni fa quando lo invitai a vedere il nostro Tempio dell’Innovazione a Londra. Lì abbiamo capito di avere due grandi passioni in comune, la sostenibilità e l’educazione. Tra noi c’è stata una specie di chimica, mi ha invitato nel suo Castello in Scozia – erano tutti in kilt, io ero l’unico che non c’entrava niente, ma mi è successo tante volte nella mia vita (sorride) – Mi ha detto “Inventati un progetto da fare insieme!”. Così è nato Modern Artisan: gli ingredienti sono gli artigiani giovani e gli studenti, italiani e inglesi, e una collezione interamente sostenibile creata anche grazie all’analisi dei dati dei nostri consumatori degli ultimi 5 anni, per intercettare trend di più lunga durata. Abbiamo venduto la metà della collezione in due settimane, più di Prada, più di Gucci: la seconda edizione è attesa per l’estate 2022. Dopo questo successo il Principe mi ha affidato la presidenza della sua Fashion Task Force. La fiducia si autoalimenta.

Tra le sue ultime iniziative come Chairman della Fashion Taskforce, il passaporto digitale. Quando sarà attivo, effettivamente? Progetti futuri?

Ho voluto mettere insieme una Fashion Taskforce “laser focused” con solo 15 aziende. Non solo brand ma anche retailers, e-talers, aziende di tecnologia, resellers, un mondo della moda in piccolo, di tutte le nazionalità. Tra gli obiettivi la trasparenza attraverso la tecnologia. Con il Digital ID siamo partiti il 31 ottobre, e aggiusteremo il tiro in corsa, con un approccio “agile”, da tecnologo. Il primo dicembre abbiamo istituito uno steering committee che segua l'implementazione concreta della Digital ID: i primi prodotti dotati di questo passaporto saranno disponibili subito dopo l'estate. Il prossimo work stream sarà incentrato sulla Regenerative Agriculture, e guidato da uno scienziato.

Stella McCartney è stata pioniera della moda sostenibile. Giorgio Armani ha da poco abolito la lana d’angora dalle sue collezioni, abbiamo ascoltato il Manifesto di Vivienne Westwood a Firenze. Da chi altro si aspetta grandi cose?

Le iniziative singole sono ben accette ma la vera differenza si fa unendosi in progetti comuni. È arrivato il momento in cui lasciare da parte gli individualismi. La moda ha vissuto di protagonismi per troppi anni, ora è il tempo della collettività e della collaborazione tra brand.Per trovare insieme soluzioni innovative, condividere e trasferire le informazioni, capire quali sono le best practices. Solo cosi si può cambiare il mondo dal punto di vista della sostenibilità.

La fiducia nella tecnologia ha guidato la sua carriera, ed è una grande alleata della moda sostenibile. Quali sono, a suo avviso, gli sviluppi più interessanti di tecnologia e digitalizzazione ora, progetti, start-up, idee, profili Instagram che trova interessanti in questo momento?

Innanzitutto, l’ho ripetuto durante il mio corso alla Bocconi Creating Start-up in the Digital & Sustainable Economy, questo è un momento d'oro per i giovani imprenditori che associano tecnologia e sostenibilità. Hanno tutta l'attenzione del venture capital. Per il resto, la settimana scorsa ero a cena da un mio caro amico, un miliardario cinese che vive a NY: c'erano solo venture capitalist tech, imprenditori tech, e non hanno fatto altro che parlare di NFT e Blockchain. NFT è comunque il Digital ID. E avvicinando il telefono a un capo di Burberry si potrà vederne vita morte e miracoli, per fare reselling e tutta la parte circolare. Se ne parla anche in Italia, ma come al solito c'è meno realizzazione. Riguardo Instagram, che crea il desiderio delle cose che uno vede, dovrebbe trovare il modo di educare i suoi utenti e gli influencer (che appunto influenzano le abitudini di acquisto) a postare moda sostenibile più di quanto sta succedendo. Anche da qui si passa per il cambiamento dei brand e dei consumatori. I profili che trovo più interessanti spaziano dal mondo dell’arte (es. @jerrysaltz, critico d’arte) a figure ispirazionali (@barackobama), alla natura e al mare (es. @ocean_freak_, @oceanramsey), fino ad amici lontani così da rimanere in contatto (@hiromimusic, @marcnewsonofficial). Per quel che riguarda start-up, devo dire che dal mio corso in Bocconi ne sono venute fuori almeno un paio molto interessanti. Poi sono felice che Orange Fiber abbia vinto il challenge Vogue/YOOX che ho contribuito a creare insieme a Sara Maino.

Fotografie del momento in cui ha cominciato a maturare l’idea di lasciare il suo Unicorno - e mettere la sua esperienza a servizio di questa rivoluzione della moda sostenibile?

Per 21 anni ho pensato ogni giorno a cosa inventarmi di nuovo per i clienti, Artificial Intelligence, AR, sostenibilità. La scelta coraggiosa di abbandonare la mia creatura, il Gruppo Yoox Net-A-Porter, è avvenuta perché mi sono accorto che l’innovazione doveva lasciare spazio alla gestione. Per questo ho cominciato a pensare alla sostenibilità associata alla tecnologia come “the next big thing”, e agli NFT come nuovo megatrend.

Una volta ha dichiarato “La Coco Chanel del futuro sarà una programmatrice”. È ancora di questo avviso?
Colmare il divario tra uomini e donne nel settore della tecnologia è sempre stato centrale in ogni mio intento. Perché nella Silicon Valley ci sono poche donne, perché sono poche le donne imprenditrici, etc. Sono stato un founding member della Coalition of Change - assieme a Condé Nast e Microsoft, per realizzare un progressivo cambiamento nell’approccio delle donne in tecnologia. Ho lasciato un’azienda con il 50% di donne nell’executive committee e zero pay gap. La prossima Coco sarà una donna e sicuramente non distante dalla tecnologia come lo sono stati, in passato, i grandi creativi del settore.

In che modo la fiducia è stata determinante nella sua vita?

Sono stato molto fortunato. Ho avuto la fiducia del Signor Armani, quando mi ha chiesto di entrare nel suo consiglio di amministrazione. Sono al suo servizio, il suo consigliere indipendente, può fare affidamento su di me per qualsiasi cosa. Ma penso anche a Steve Jobs e alla mail in cui gli chiedevo cosa pensasse di moda e tecnologia; alla giornata trascorsa con Jeff Bezos da Amazon, al suo genio e alla sua determinazione quasi disumana. All’incontro con Bill Gates a cui ho regalato un cofanetto di Amarcord (lo avevamo appena ridigitalizzato assieme alla Cineteca di Bologna). Il fatto di avere interazioni e di avere scambi con questi grandi geni ti permette di aumentare la sicurezza in te stesso. La fiducia è molto legata alla crescita personale, che può avvenire attraverso gli scambi con le persone, i successi, e anche i fallimenti.

Quali sono i valori che desidera trasmettere a sua figlia?

Sono molto grato ai miei genitori per avermi lasciato sempre libero di scegliere. Anche se uno non lo direbbe, Il concetto di fiducia in realtà è molto legato alla libertà. Non delineare percorsi prestabiliti ti permette di acquisire fiducia in te stesso perché sai che sei tu che devi decidere, e non qualcun altro al tuo posto. Questo mi auguro per nostra figlia. Adesso è presto perché ha dieci anni ma è una ragazzina molto smart, molto brava a scuola, molto generosa, buona, ha valori di grande umanità. E sono sicuro che sceglierà lei la strada che le piacerà di più e io sarò sempre un suo alleato.

In apertura foto di Olaf Blecker.

Federico Marchetti è il fondatore di Yoox Net-A-Porter Group, presidente della Taskforce sulla moda sostenibile del principe Carlo d’Inghilterra, professore all’Università Bocconi, membro del Consiglio di Amministrazione di Giorgio Armani, GEDI Gruppo Editoriale, The Prince’s Foundation & Highgrove Gardens.

Pubblicato su Vogue.it

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